sabato 26 luglio 2014

Capitolo 27 - Doctor


 
« C-certo entra pure… » balbettò il dottore facendo un passo di lato per farmi entrare.
Mi fissava come se fossi appena uscita da un laboratorio di creature geneticamente modificate… o come se fossi una ballerina in uno strip bar.
L'ultima opzione era molto imbarazzante considerata la sua veneranda età.
« Grazie… » sussurrai e timidamente entrai in quella grande stanza.
La prima cosa che mi colpì particolarmente era il colore…
Bianco.
Tutto lì dentro era di un bianco immacolato… una parete era tappezzata da finestroni e sull'alto soffitto erano sparse qua e là delle altre finestre per far entrare più luce possibile.
« Accomodati pure Raf… » mi disse il dottore facendo un cenno con la mano.
Mi schiarii la voce, in ansia, e con passo svelto mi diressi verso il lettino.
Sentii la porta chiudersi alle mie spalle. Arckan era entrato, non prima però di aver lanciato un'occhiata storta al di fuori, verso la Temptel molto probabilmente.
« Allora signorina Draven… che cosa abbiamo? » mi chiese gentilmente il dottore recuperando dalla scrivania una cartelletta e una penna.
Draven… da quanto tempo che nessuno pronunciava il mio cognome.
A me non piaceva per niente. Aveva un suono troppo… duro e tagliente, mi ricordava le piume nere dei corvi.
Mi sedetti sul lettino schiarendomi di nuovo la voce. Mi sentivo il palato arido e la gola secca, non riuscivo a parlare!
« C-credevo che me lo potesse dire lei… » gracchiai.
Lui mi lanciò un'occhiata da sopra agli occhialetti dorati, le labbra piegate in una leggera smorfia di disappunto.
Sospirò con aria stanca e infine aprì un armadietto argentato appeso al muro.
« Gradiresti un bicchiere d'acqua? »
Annuii con forza.
« Sì grazie… » mormorai rauca.
Lui tirò fuori un bicchiere e lo riempì con una bottiglia d'acqua naturale.
« Ecco qui… »
Mi porse con mani tremanti il bicchiere ed io lo afferrai prima che lo facesse cadere.
Bevvi tutta l'acqua con un sol sorso, sentendomi immediatamente meglio.
« Temo di aver omesso un sintomo segretario. » intervenne Arckan facendomi quasi strozzare con l'acqua.
Come segretario?!?! Non era mica il dottore lui?!?!?
« Non importa, ho già preso la mia decisione… » annuncio il "segretario".
Feci la spola fra lui e il prof.
Insomma qualcuno poteva prendersi la briga di spiegare anche a me?!?!
« Ma…. io… credevo… sì insomma credevo che… »
« No Raf lui non è il dottore. Lui è solo il segretario, ascolta i sintomi dei possibili pazienti e se ritiene che sia effettivamente qualcosa di sospetto o grave gli fa visitare. Oppure se qualcosa va storto e il dottore non c'è lui lo sostituisce momentaneamente. » mi spiegò pazientemente Arckan.
« Buongiorno… » proruppe una voce improvvisamente. Una voce mooolto giovane e molto ma molto sensuale.
Mi girai verso la sua fonte.
Wow…
Un ragazzo era entrato nella stanza che adesso stava attraversando in tutta fretta.
Indossava un camicie bianco e appeso al collo aveva uno stetoscopio.
« Buongiorno dottore! Guardi chi abbiamo qui… » lo salutò il segretario.
DOTTORE!?!? MA MI VOLETE PRENDERE IN GIRO?!?!? È GIOVANISSIMO!!!!
Il ragazzo staccò gli occhi da un flaconcino di plastica arancione che teneva in mano e mi guardò di sottecchi.
Sentii una scossa percorrermi la pancia, il ventre e ancora più giù.

Oddio…
« Ah, già una paziente? » mormorò avvicinandosi e infilandosi le mani nelle tasche del camicie.
« Sì e mi sembra anche un caso molto particolare… » gli rispose Arckan.
« Mmh… » fece lui squadrandomi da capo a piedi, la testa lievemente inclinata da un lato.
« Ciao, mi chiamo Lucien Diamond. » mi disse porgendomi una mano.
Io non dissi niente. Mi limitai a fissarlo stupita, la mascella che ormai doveva toccare terra.
MA CRISTO RAF, RIPIGLIATI!!!! SEMBRI UNA DEMENTE!!!!! mi sgridò Fire con uno sguardo omicida.
Sbattei un paio di volte le palpebre e finalmente mi decisi a stringerla. Mentre gli toccavo la mano sentii una deliziosa scossa che mi percorse, mi accese, mi fece avvampare, e ero sicura che lui riusciva a sentire il mio respiro che accelerava.
« Piacere io mi chiamo Raphaella Draven. » sussurrai e ringraziai sinceramente Dio di non aver balbettato.
Non è niente male il Doc, vero Raf? mi sussurrò Fire squadrandolo da capo a piedi.
Già…
Non era niente… ma NIENTE male!
Aveva dei capelli castano chiaro con ciocche ramate alla luce del sole… gli zigomi erano alti e ben definiti, le labbra carnose e sensuali sembravano state scolpite da un'artista.
Un diamante risplendeva, incastonato nel lobo destro.
E…
Cristo, aveva degli occhi stupendi. Verdi e cerchiati d’oro, e così espressivi che difficilmente avrebbe potuto nascondere i propri pensieri a qualcuno.
In questo momento ad esempio non gli stava nascondendo affatto…
« Dottor Lucien ecco qui i sintomi… » lo richiamò il segretario passandogli la cartelletta.
« Ah sì, grazie Carlo. » disse prendendola in mano e dando una veloce occhiata.
« Adesso però vi chiedo di uscire perché qui ci sono delle regole riguardo alla privacy del paziente. »
Arckan gli lanciò un'occhiataccia e il segretario si affrettò ad uscire dalla stanza, non prima di avermi lanciato una lunga occhiata eloquente.
Mi irrigidii istintivamente e lo fissai negli occhi con aria torva.
Minchia che pervertito…borbottò Fire.

Già… mi ricordava qualcosa…
« Anche lei professore. » decretò Lucien lanciandogli un'occhiata da sopra la cartelletta.
Arckan lo guardò stupito ma non fece commenti. Si schiarì la voce e uscì dalla stanza lanciandomi un sorriso di incoraggiamento, un po' titubante.
Oddio…
Eravamo solo io e lui…
« Allora, da quanto leggo qui dici di avere continui sbalzi di temperatura giusto? » mi chiese Lucien con aria disinvolta.
Io annuii ma visto che non poteva vedermi perché mi dava le spalle sussurrai: « Sì… ».
« Beh io non penso che sia niente di grave, potrebbe anche essere una questione sentimentale più che sanitaria. » si girò con una piccola torcia in mano.
« Apri la bocca… » mi ordinò gentilmente ed io la aprii obbediente.
Lucien mi punto il fascio di luce in gola e con una stecca mi abbassò la lingua.
Il sapore amaro del legno mi graffiava il palato, la sensazione di strozzamento mi fece venire un conato.
« No, qui è tutto a posto. » sentenziò rimettendo la torcia e la stecca in tasca.
Mi posò una mano sulla gola per ascoltare i battiti del mio cuore.
Odorava di mare… della sabbia cotta della spiaggia, del vento che soffiava sull'oceano.
Sapeva di estate.
« E non hai la febbre. » annunciò anche se io sentivo che il cuore iniziava a battere più forte per l'imbarazzo della sua vicinanza.
« Hai detto di avere anche mal di pancia giusto? » mi chiese facendomi scendere gentilmente dal lettino.
Annuii.
« Allora ti devo chiedere di spogliarti. »
COSAAAA!!!!!
Arrossii peggio di un pomodoro maturo.
Raf… mi chiamò Fire con un tono calmo.
Sì… ?
Ha detto che ti devi spogliare e tu adesso ti spogli ti è chiaro… sibilò minacciandomi con le forbicine per le unghie.
Alzai gli occhi al cielo, esasperata.
« Okay… » sussurrai imbronciata sfilandomi la maglietta.
Certo che sei veramente prepotente!
Scalciai via le scarpe, togliendomi i calzini e feci scivolare i pantaloncini lungo le gambe per poi posare il tutto sul lettino.
« Okay adesso sdraiati… » mi disse sfilandosi il camice, rimanendo con una maglietta lucida a maniche corte color antracite e dei jeans sdruciti.
Oh mio Dio… come facevo a non obbedirgli…
Mi sdraiai lentamente sopra la carta ruvida del lettino.
Dico che ha un fisico stupendo o si era già capito?
Smisi di respirare, gli occhi incollati su di lui.
Mi posò una mano sulla pancia tastandola dolcemente. Il suo tocco era leggero e fresco, come toccare una nuvola o della schiuma di mare.
Cavolo se mi è familiare…
Mi posò l'altra mano sul pube al bordo delle mutandine, facendo una lieve pressione.
Mi sfuggì un gemito a sentire gli effetti nel basso ventre, vidi le sue labbra incurvarsi in un sorriso, ma non mi guardò negli occhi.
Lucien agganciò un dito al bordo e le tirò un po' giù, lentamente.
Cominciai ad ansimare.
« Lo sapevo… » mormorò guardandomi di sottecchi.
Lo guardai, le labbra socchiuse, gli occhi anche.
« Dov'è finito il tuo bracciale…? »
Cosa…?
Lo vidi togliersi la maglietta, mostrandomi così un fisico che poteva fare invidia a qualsiasi angelo.
« Non credo di aver afferrato… » sussurrai, non mi sentivo a disagio… lo avevo già fatto altre volte… lo avevo già conosciuto… eravamo già stati in questa situazione…
« Allora è vero… non ricordi niente… » mi sussurrò, il viso vicinissimo al mio.
Cosa avrei dovuto ricordare esattamente?
Lui si mise improvvisamente a cavalcioni su di me, facendomi sussultare involontariamente. L'orecchino che risplendeva alla luce del sole alle sue spalle.
« Ma almeno ti ho trovata… a te e a quell'altro genio… » mormorò con una smorfia amara sul viso perfetto.
« Tu sei pazzo… non sai quel che dici! » gli sussurrai, la voce strozzata, guardandolo negli occhi.
Vidi passare attraverso le sue limpide iridi un lampo di rabbia e frustrazione.
Mi spinse di più contro il letto per immobilizzarmi e io gemetti, sorpresa.
« Pazzia? Sì forse hai ragione, dopo aver passato circa due vite a cercarti, a cercarvi, da solo come un cane… sì direi che un po' di pazzia può sempre scappare! » mi sibilò contro, frustrato.
Ma si tradiva da solo…

Perché nel momento in cui involontariamente aveva fatto forza con il bacino lo avevamo sentito entrambi: eccitazione.
Inghiottii, il corpo mi andava in fiamme, la sua presenza su di me mi divorava.
Si chinò, baciandomi dolcemente la giugulare facendomi venire dolci brividi lungo la schiena mentre le sue labbra scendevano più giù scostandomi il reggiseno, le sue mani dalla mia vita scivolavano più in basso fino ad accarezzarmi dolcemente un capezzolo con le labbra e il pube con le dita lunghe e affusolate.
Ah!
Gemetti e mi inarcai sotto di lui, il respiro spezzato, gli occhi chiusi.
« Dio da quanto tempo non sentivo questo suono… » gemette lui mordicchiandomi gentilmente il collo. E quando sentii il suo petto sfiorarmi i seni rischiai quasi di gridare per l'intensità di quel contatto.
La sua risata bassa e melodiosa mi vibrò dolcemente sulla gola.
« Sei sempre stata così sensibile Luce… » mi sussurrò facendo scivolare un dito sotto le mutandine. Solo un po'.
Mosse avanti e indietro la punta del dito solleticando la pelle a pochi centimetri dal mio punto debole…
Dal punto in cui volevo che arrivasse…
Gridai aggrappandomi con forza alla carta del lettino.
« Ti prego! » supplicai, il respiro ormai completamente fuori controllo.
Il mio corpo sembrava preso da una strana frenesia… eccitazione.
« Mmh… mi piace sentirti supplicare… » mormorò leccandomi il ventre, una dolce e lenta carezza sensuale…
Non sapevo cosa mi stesse succedendo… sapevo solo che lui doveva entrare dentro di me…
Subito.

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