Un po' incuriosita mi avvicinai al tavolo di Sulfus.
Continuava a mangiare, incurante di ciò che aveva attorno, immerso nei suoi pensieri.
Mi schiarii la voce guadagnandomi soltanto un'occhiata di sbieco da parte sua.
« Ciao… » mormorai.
Lui sospirò, abbandonò l'hotdog mezzo mangiucchiato sul piatto e si
appoggiò allo schienale della sedia, le braccia incrociate sul petto.
« Ciao. » mi salutò seccamente, gli occhi fissi sul panino.
« Cosa aveva Kabalè? » chiesi un po' incerta.
Si strinse svogliatamente sulle spalle e si alzò con la grazia di una pantera.
« Non lo so'. Mal di pancia forse… » rispose appoggiandosi al tavolo di finto marmo.
« Anche Dolce si è sentita male… » dissi pensierosa.
Gas e Micky si erano dileguati, Dolce e Kabalè si erano sentite male e
Kabiria e Uriè sono andate via per aiutarle… sembrava quasi fatto
apposta.
« E tu me lo stai dicendo perché… ? » mi chiese, un po' infastidito, la mascella rigida.
Mi tormentai una ciocca di capelli, un po' a disagio.
« Beh… non ti sembra un po'… strano ecco…? »
Si staccò dal tavolo trafiggendomi con quegli occhi di topazio liquido.
« No. »
Alzai le sopracciglia incrociando le braccia al petto.
« Come no? »
« Sarebbe stato strano se il mio settimo senso mi avesse avvertito. » ragionò lui.
Era vero… neanche il mio, di settimo senso, mi aveva avvertita… però…
« Sì ma… »
« Cosa ti fa credere che io abbia voglia parlare con te? » sospirò lui.
Prego?
« Perché ti ho sempre parlato fino ad adesso magari? Cos'è cambiato? » risposi un po' offesa.
Non mi rispose.
Alzò le sopracciglia guardando prima a terra e poi me, si girò e se ne andò.
Ma che… ?
Arrossii tragicamente, un po' per essere stata liquidata in quel modo e
un po' perché stavo per dire una cosa molto… ma molto imbarazzante date
le circostanze.
Arrossendo ulteriormente lo rincorsi e quando gli fui almeno a due metri di distanza gli gridai: « Aspetta! ».
Lui si fermò ma non si voltò.
« Che vuoi? » sbottò.
Feci un respiro profondo e strinsi i pugni per darmi un po' di coraggio.
« Posso… posso venire con te? » borbottai.
Lui si girò, solo un pochino, e mi squadrò da capo a piedi.
« Tu vuoi venire con me? » ripeté lentamente.
Ehi! Che c'era di strano?
Non avevo voglia di stare più di due ore da sola a gironzolare come una stupida.
« S-Sì… non voglio stare da sola… »
Non disse nulla, mi fissò dritta negli occhi con un espressione
indecifrabile e alla fine annuì facendomi un cenno con la testa di
seguirlo.
Lo feci.
Uscimmo dal centro commerciale, oltrepassammo il parcheggio e ci dirigemmo verso una specie di vicolo.
Quando lo capii rallentai un po' il passo lasciando che mi superasse.
Sinceramente ero un po' restia ad entrare in un vicolo da sola con Sulfus.
Dove stavamo andando?
Era una specie di spazio lasciato tra due edifici, ogni tanto
incontravamo qualche porta sgangherata qua e là ma non era molto
rassicurante…
Aumentai il passo, affiancandolo.
« Dove stiamo andando? » gli sussurrai.
Non rispose, si fermò solamente davanti a una grande porta di metallo e ruggine, forse di un garage.
Tirò fuori delle chiavi nere e argentate dalla tasca posteriore dei jeans e le infilò nella serratura del portone.
Già… era proprio un garage… con dentro una moto rossa, blu scuro e nera… stupenda.
« Che bella… » mormorai mentre lui armeggiava con il cavalletto per tirarla fuori.
Lui mi lanciò un'occhiata e potrei giurare di aver visto un mezzo sorriso su quelle labbra carnose, ma durò meno di un'attimo.
« Forza, aiutami a tirarla. »
Mi imbronciai un po' e presi la moto per il manubrio e il sedile.
La spingemmo fino alla fine del vicolo fino alla strada che portava
fuori dalla città. Lui ci salì sopra, infilando le chiavi per
accenderla.
Il motore ruggì.
« Sali. » mi ordinò, facendo un cenno con la testa al sedile allungato di pelle nera dietro di lui.
COSA?
Squadrai meglio la moto, come minimo mi sarei spaccata l'osso del collo, ne ero certa.
Non ero mentalmente preparata a fare una cosa del genere cavolo!
Sulfus alzò un sopracciglio e spostò una ciocca di morbidi capelli neri che prima gli oscurava un'occhio con le dita.
« Cosa c'è? » chiese vedendo che non osavo muovere un muscolo.
Sospirai scuotendo la testa.
« No, niente… » mormorai avvicinandomi.
Misi le mani sul sedile per sostenermi e ruotai una gamba, cosa non
molto casta visto che nel farlo ho dovuto piegarmi in avanti e la
camicetta che indossavo lasciava intravedere fin troppo. Mi ero tolta il
suo golf e me lo ero legato in vita… sentivo il fuoco dentro.
« È difficile da guidare? » gli chiesi, un po' preoccupata.
Già gli chiesi quello… ma la domanda ne lasciava trapelare un'altra.
È sicura?
Mi aggrappai al sedile di pelle nera, le nocche sbiancarono.
Sulfus sorrise… un sorriso vero questa volta.
« No. » disse rispondendo a tutte e due le domande.
E con uno scatto del polso scivolammo veloci come un fascio di luce nella strada.
Era una sensazione incredibile…
Sembrava di galleggiare nel vuoto, terribile e meraviglioso. La strada
passava velocissima sotto le ruote della moto ma il paesaggio sembrava
che andasse al rallentatore, riuscendo a cogliere tantissimi dettagli
che in macchina non avrei mai potuto notare.
Non avevamo bisogno dei caschi, semplicemente perché anche se fossimo
caduti non ci saremmo fatti niente e la velocità non ci creava fastidio
perché non avevamo bisogno necessariamente di respirare e questo
amplificava di più l'emozione.
L'unico "problemino" che mi mandava non poco
in agitazione era il fatto che per non cadere mi ritrovavo costretta a
stare appiccicata a Sulfus.
Le mie mani erano strette sul suo stomaco e il mio viso appoggiato alla
sua schiena circondandomi del suo profumo. Sotto alla maglietta riuscivo
a sentire… tutto.
Cavolo…
« Inizio a pensare che tu lo stia facendo apposta a mettermi in certe
situazioni! Lo sai che mi mettono in imbarazzo! » gridai per farmi
sentire sopra al boato del vento.
Sentii nell'orecchio appoggiato alla sua schiena il suono di una risata sommessa.
« A me vengono in mente un'altro paio di motivi… » disse e riuscii a sentirlo solo perché gli ero praticamente appiccicata.
Accelerò facendo ruggire il motore e a quel punto chiusi gli occhi appoggiando la fronte fra le sue scapole.
Il vento ci avvolgeva come una fresca coperta, rinchiudendoci in un bozzolo.
La sensazione era quella di volare… volare ad alta quota senza mai stancarti.
Passò… un minuto? Mezz'ora? Un'ora? Un secolo?
Non lo sapevo… pregavo solo che questa sensazione durasse per sempre, all'infinito…
Un luccichio aranciato brillò attraverso le mie palpebre chiuse e quando riaprii gli occhi… il mio cuore saltò un battito.
Il sole stava tramontando sul mare tingendolo di arancione, rosso e
giallo brillante, le nuvole sembravano catturare delle sfumature
bluastre che mischiate con il rosso divennero di un bellissimo violetto.
Alzai la testa e mi raddrizzai aggrappandomi a Sulfus solo per i fianchi per riuscire a guardare meglio.
Il sole era molto basso e la luna dalla parte opposta iniziava ad avere il sopravvento, dominando il cielo.
Il fragore delle onde del mare che si infrangevano contro gli scogli si
mischiava dolcemente al boato del vento risuonando come una una dolce
melodia.
Una melodia che iniziò a suonarmi nel cuore e nella mente trasformandosi in un miscuglio di note e parole.
Richiusi gli occhi, il vento salmastro che
proveniva dal mare mi accarezzava i capelli, scoprendomi il viso. Mi
concentrai meglio e riuscii a cogliere quella melodia che dal mare si
riversava nella mia mente, nel mio cuore…
Canticchiai a bocca chiusa cercando di seguire quella melodia che mi
ricordavano delle gocce che cadevano nel mare quando pioveva.
E infine arrivarono le parole…
« Eyes make their peace in difficulties… with wounded lips and salted cheeks.
And finally we step to leave, to the departure lounge of disbelief. »
cantai, nello stomaco una strana sensazione, in bocca un sapore salato e
le gambe formicolanti.
Sospirando mi raggomitolai sulla schiena di Sulfus, con una mano
stringevo la stoffa della sua maglia e con l'altra mi tenevo
stringendolo per il fianco.
« And I don't know where I'm going… but I know it's gonna be a long time.
And I'll be leaving in the morning, come the white wine bitter sunlight… » continuai.
Eravamo scesi sulla strada che portava alla spiaggia… credo.
Non mi ero mai allontanata così tanto…
« Wanna hear your beating heart tonight…
Before the bleeding sun comes alive…
I want to make the best of what is left, hold tight… »
La moto si fermò a una parcheggio che dava sulla spiaggia, il lampione
di fianco a noi iniziava piano piano ad accendersi, segno che non doveva
mancare molto alla fine dell'esperimento dei professori.
Sulfus scese dalla moto e mi diede una mano per aiutarmi a scendere.
« Dove siamo? » chiesi guardandomi attorno in cerca di un cartello.
Ma non ce n'erano.
« Questo non è un posto molto frequentato…
non lo conosce quasi nessuno. È qui che vengo quando voglio stare da
solo… » rispose mentre legava la moto.
Si tirò su e con un cenno della testa mi incitò.
Un po' titubante mi tolsi le scarpe, lasciandole sul marciapiede e feci qualche passo verso la riva.
Il mare era calmo… la sabbia morbida e c'era un odore di alghe e sale marino molto buono.
C'era una calma surreale in quel luogo… un bellezza singolare e triste.
« And hear my beating heart one last time.
Before daylight… » cantai, chiudendo gli occhi e lasciandomi andare.
Sentii un fruscio affianco a me.
Riaprii gli occhi.
« Sei brava… » mormorò lui.
Si era sdraiato sulla sabbia, le braccia incrociate dietro alla testa.
Mi sedetti anch'io.
« A fare cosa? » chiesi scrutando il mare.
Lui non rispose subito, lo vidi trarre un paio di respiri calmi e profondi prima di riaprire gli occhi e dire: « A cantare. ».
Sorrisi e mi sdraiai anch'io, a pancia in giù però, le mani incrociate sotto il mento.
« Grazie… » sussurrai richiudendo gli occhi.
Restammo per un po' così… senza parlare… senza muoverci più di tanto. Era così bello…c'era una calma meravigliosa.
Il sole alla fine si arrese e abbandonò il cielo alla luna, ma
all'orizzonte si riusciva ancora a scorgere un po' di raggi aranciati.
« Sulfus… » lo chiamai, lui teneva gli occhi chiusi ma sapevo che non dormiva.
« Mmh… ? »
Mi sistemai meglio girandomi a pancia in su, le mani incrociate sullo stomaco.
« Che cosa c'è? » mormorai.
Lo sentii irrigidirsi ma non aprì gli occhi, la mascella ebbe un guizzo.
« In che senso? »
Sospirai.
« Nel senso che oggi sei intrattabile… Oddio, più intrattabile del solito. » mi corressi alzando gli occhi al cielo.
Riaprì gli occhi e con uno sbuffo si tirò su, mettendosi seduto.
« E la cosa ti interessa? » mi sfidò, gli occhi rivolti all'orizzonte.
Abbassai lo sguardo, concentrandolo sulle mie mani.
« Beh… forse… mi incuriosisce. » mormorai.
Lui mi fissò con aria pensierosa, le ciglia adombravano un po' gli occhi
da gatto, i denti tormentavano il carnoso labbro inferiore.
Il mio cuore sprofondò.
Alla fine mi fece un sorriso malizioso e sporgendosi un po' verso di me
sussurrò: « Non posso dirlo così tranquillamente. Vieni qua se lo vuoi
sapere… ».
Qua…?
Cioè… me lo deve dire nell'orecchio?
Sorrisi schernendolo.
« Ma ci siamo solo noi qui… chi ti potrebbe sentire? » chiesi guardandomi attorno.
Lui non disse nulla, si limitò a sorridere e con il labiale disse qualcosa di simile a: " Vieni qui se vuoi saperlo. "
Facendomi leva con i gomiti mi misi su a sedere e avvicinai l'orecchio alla sua bocca, il viso in fiamme.
« Vuoi sapere un segreto? I professori ci stanno spiando. » mi sussurrò, le labbra che mi sfioravano dolcemente la pelle.
Socchiusi gli occhi quando parlò, completamente stordita dal suo profumo
ma poi afferrai il significato delle sue parole e mi irrigidii.
Cosa?!?
Perché?
« E tu come fai a saperlo? » sussurrai guardandolo negli occhi, il viso fin troppo vicino al suo.
« Ieri sera ho visto la prof uscire dalla sua stanza e dirigersi come
una furia verso il giardino ed io l'ho seguita. » rispose stringendosi
nelle spalle, giocherellando con la ciocca di capelli rossi che mi ero
tirata dietro l'orecchio. Rabbrividendo ogni volta che la sua pelle
entrava in contatto con la mia…
Lo guardai, i suoi occhi erano fuoco liquido.
Non feci in tempo a chiedergli nient'altro che avvicinò ancora il viso al mio.
« Un'altro segreto? » mi chiese, la voce un po' roca.
« In questo momento non mi importa… » sussurrò.
Cosa…?
Sentii le sue labbra schiudersi e avvolgere dolcemente il lobo del mio orecchio, iniziando a morderlo e a succhiarlo.
Oddio quelle labbra…
Cacciai indietro un gemito di piacere e dolore a causa del Veto e gli strinsi un braccio.
Lui mi lasciò andare l'orecchio, spostando le labbra sulla mia guancia
lasciando una scia di piacere, il suo respiro non aiutava a placare il
fuoco che mi era divampato dentro.
Il suo odore sì… il suo odore fresco di pino e menta selvatici.
Era così buono…
Le nostre labbra si sfioravano adesso, mi sarebbe bastato sporgermi un
po', un piccolo movimento con il mento e lo avrei baciato.
E cavolo se lo volevo baciare…
Una mano mi stringeva la vita, l'altra invece mi teneva dolcemente la nuca.
Il suo corpo premuto contro il mio…
Lo vidi abbassare lentamente lo sguardo sulle mie labbra e accennò un movimento con il mento, sfiorandomi un lembo della bocca.
Mi sentii morire…
Chiusi gli occhi scossa da un'emozione travolgente e cercai di ricacciare indietro un'altro gemito.
Dio dovevo fermarmi subito, altrimenti… non sapevo dove sarei potuta arrivare…
« Ti prego non farlo… » gli sussurrai ma non riuscii a convincere nemmeno me stessa.
La mano che era appoggiata al mio fianco disegnava con il pollice dei
piccoli cerchi al bordo della mia camicia, scoprendo piano piano ad ogni
cerchio un pezzo di pelle.
Il contatto leggero delle sue labbra sulle mie bruciava e mi eccitava al tempo stesso.
« Fare cosa? » sussurrò, gli occhi brillavano di desiderio e qualcos'altro… che non riuscivo a capire.
« Questo? » chiese, con un tono che per poco non mi fece venire.
Schiuse la bocca sulla mia e con la punta della lingua disegnò il contorno delle mie labbra.
Gemetti forte, senza ritegno e non riuscii a reprimere l'istinto di affondare le dita fra i suoi capelli.
Erano così morbidi…
« Oppure questo? » mormorò e mi morse dolcemente il labbro inferiore.
Respirare divenne più complicato di quanto avessi mai immaginato in tutta la mia esistenza.
Basta… basta ti prego… non voglio… non voglio legarti!
Non posso farti questo…!
Io… io…
Con un gemito gli posai le mani sul petto ma non provai nemmeno a spingerlo via, sapevo già che non ci sarei mai riuscita…
Invece mi lasciai cadere all'indietro, cercando di creare il maggior spazio possibile fra me e lui.
Mossa sbagliata.
Perché me lo ritrovai sopra di me e il peso del suo corpo sopra il mio mi fece perdere la testa.
Con una foga che non sapevo di possedere gli cinsi le spalle con le
braccia e lo strinsi a me. Lo sentii emettere un suono in fondo alla
gola, a metà fra un gemito e un ringhio.
Sentii le sue labbra scendere sul mio collo e iniziare a baciarlo e a
succhiarlo e le mie mani scesero… sul suo petto, sugli addominali e più
giù fino ad arrivare al bordo dei jeans. Lì infilai un dito,
strusciandolo piano fra la sua pelle e la cintura.
Lo sentii gemere suo mio collo, un suono così oscuro e proibito, così sensuale…
No… no… basta!
Io… io ti amo non ti posso fare questo!
Poi sentii una scossa… una scintilla che ci bruciò la pelle dove si
incontrava con quella dell'altro. Sulfus si staccò di scatto con un
ringhio ed io cacciai indietro un gridò di dolore.
Mi appoggiai ai gomiti e vidi il paesaggio intorno a me sfumare e
formare un magma indistinto di colori e suoni. Quando poi si fermarono
riuscii a vedere dove mi avevano trasportata, lo strattone allo stomaco
si allentò e il respiro si calmò un po'.
Ero in classe… e questa volta eravamo seriamente nei guai.
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