Reina
La Prescelta sorrise al Demone.
Un sorriso pieno di libidine e intriso di sfida.
« Le Sue lacrime…» meditó pensosa la Reietta.
« Voglio… le sue lacrime! » disse con più convinzione e alzandosi indicò imperiosa la Prescelta dagli occhi argentati. Il servo annuì.
« E guai a te se fallisci. È chiaro! » ribadì guardandolo con disprezzo e superiorità.
« Sì, mia signora » sussurrò Malackia chinando rispettosamente il capo.
Raf
Cavolo non ho la minima idea di che cosa fare!
È da stamattina che mi sto scorticando il cervello per trovare un'idea che possa minimamente funzionare.
Ma non mi era venuto ancora niente.
Sospirai e presi a torturarmi il bracciale che avevo praticamente da quando ero nata.
Una zia di non so esattamente dove e che non avevo mai visto, me l'aveva regalato ed io non me n'ero mai separata.
Una volta avevo provato a togliermelo perché stonava terribilmente con il vestito che volevo mettere, però alla fine sono stata costretta a rimetterlo.
Non la smettevo di torturarmi le mani altrimenti, e poi mi faceva sentire fuori posto.
Mi sembrava che tutti mi fissassero, come se avessi un occhio in più, un'altra gamba e un terzo orecchio.
Come se avessi qualcosa che mi facesse sembrare strana agli occhi della gente.
E poi perché mi piaceva…
Erano tanti finissimi braccialettini a cerchio argentati, uniti da tre lune fatte di madreperla che alla luce mandavano dei riflessi viola, azzurri, blu e talvolta anche rossi di tutte le tonalità.
Le lune erano disposte a fasi lunari: luna crescente, luna piena e luna calante l'una appiccicata all'altra.
Da piccola però non sapevo che cosa rappresentassero così pensavo che fosse una luna con braccia e gambe o con le corna ad entrambi i lati!
Coks mi ronzò un po' attorno, risvegliandomi bruscamente dai miei pensieri. Poi girò attorno a una donna di mezza età che stava passando affianco a me per farmi capire che dovevo concentrarmi solo e soltanto sul mio terreno.
Sbuffai.
Certe sfide non dovrebbero neanche esistere! Se era un suo amico perché non l'ha aiutato?
« Una cosa è certa. Andrea non si è comportato bene… » sussurrai pensierosa.
« Non si abbandona un amico in difficoltà! »
Scusami se ti interrompo ma… tu cosa dovresti fare esattamente…? chiese incerta Fire.
« Devo fargli capire che ha fatto una cosa sbagliata ma… ovviamente devo trovare il modo. » le risposi ad alta voce, alzando gli occhi al cielo.
Lei ci penso per un'attimo, infine annuì e si sedette sul bordo del suo grande letto.
Beh… di sicuro non lo capirà mai da solo… disse sdraiando solo la schiena e lasciando le gambe a penzoloni.
Coks mi ronzò furiosamente intorno, per la millesima volta da quando mi ero svegliata.
« Lo so, lo sooo. Non posso sbagliare un'altra volta! Ma smettila di ripetermelo! » sbottai acida.
Lei abbassò le antenne, offesa e si allontanò un po'.
Sospirai e misi le mani a coppa, Coks atterrò sul palmo delle mie mani e mi guardò incuriosita.
« Scusami… » sussurrai turbata e posai un bacio sul suo piccolo capino.
« Mi perdoni? » le chiesi.
Lei annuì e svolazzò attorno alla mia testa.
« Il mio problema è che Sulfus farà di tutto per far fare ad Andrea la scelta sbagliata… » sussurrai.
E quando dicevo “ di tutto ” io intendevo proprio “ di tutto ”.
Già… Proprio come l'ultima volta… gemette Fire passandosi lentamente una mano fra le gambe.
( Okay… adesso avevo capito a che cosa serviva quella posizione semi sdraiata… )
Già, proprio come l'ultima volta… concordai abbassando la testa.
« … e io non so cosa fare… » mormorai « … sono una frana. » conclusi.
« Wof wof! »
Eh?
Sollevai la testa e un grosso cane peloso a macchie bianche, marrone chiaro e marrone scuro stava ringhiando proprio verso di me.
Istintivamente feci un passo indietro e urtai Coks che stava tremando dalla paura.
« Tranquilla, quando siamo in forma angelica siamo invisibili per i Terreni… » le dissi incerta.
Ma il cane continuava ad abbaiare e a ringhiare nella mia direzione.
« … anche se… non sono sicura che questo valga per gli animali »
Il cane si mise a correre verso di me, lanciai un gridolino e feci qualche passo indietro.
« Buono, bello! » disse un ragazzino.
Il cane si fermò e si girò per guardarlo.
Il ragazzo si accucciò e gli porse il palmo della mano, sorridendo, per fargli vedere che non voleva fargli del male e il cane si avvicinò e strusciò il musone contro il dorso della sua mano.
Giacomo rise e gli accarezzò la nuca affettuosamente.
« Non c'è niente di cui aver paura! » gli disse e poi mi indicò « Vedi? Non c'è anima viva! »
Beh… in realtà una ce n'era, però…
« Giacomo ci sa fare con i cani… » dissi pensierosa.
Mmmh…
Fire intanto lo stava squadrando come suo solito, concentrandosi, ovviamente, sui pettorali e sulle sue parti basse.
Alla fine storse il naso infastidita e si sdraiò di nuovo, esaminandosi le unghie con aria annoiata.
« MI È VENUTA UN'IDEA!!! » strillai a Coks.
Ma che cazz…!?! Fire era caduta dal letto e si stava tirando su , con i capelli corti e ondulati tutti scompigliati sul viso, lanciandomi delle occhiate assassine.
Scusa…! le dissi mentalmente mentre mi nascondevo dietro a un cartellone per trasformarmi.
Scusa un corno! Mi hai fatto morire di infarto!
Ma che cazzo hai? Gli spasmi!?! gridò sconvolta.
Mi trasformai, ignorandola, e optai per un paio di pantaloncini di jeans e una maglietta a maniche corte, aderente, rossa e con uno scollo a V e delle comode scarpe da ginnastica.
« Allora? Cosa mi manca? » chiesi a Coks.
Lei scosse la testolina, confusa.
Ah, già!
Feci apparire una decina di cani e gli legai con tanti guinzagli.
Mi avviai verso la scuola con i cani che tiravano come degli assatanati.
Vidi uscire Andrea e salire sulla sua bicicletta, Giacomo era a qualche metro di distanza.
Perfetto.
Uscii dal vicolo e i cani presero subito il sopravvento.
Mi stavano portando loro praticamente!
« Fate largo! Non riesco più a controllarli! » gridai e le persone che stava passeggiando tranquillamente per il marciapiede mi aprirono un varco.
« Finirai per fare male a qualcuno! » mi gridò un signore.
« Scusatemi ! » risposi.
« Che imbranata… » rise Andrea.
A quel punto mollai i cani e quelli lo rincorsero ringhiando e abbaiando.
Vendettaaaa!!! strillò Fire con due strisce di rossetto nero per ciascuna guancia, come un soldato.
Andrea accelerò « Accidenti… Aiuto!!! » gridò.
Bravi belli! Continuate a rincorrerlo, dovete arrivare da Giacomo! incitai i cani mentalmente, ma sapevo che riuscivano a sentirmi.
Non mi piacevano i cani, erano troppo… non so… addomesticati… obbedienti.
Ma… per qualche arcano motivo, mi piacevano tantissimo i lupi.
Fiere e libere bestie.
Gli adoravo!
Andrea prese dentro a un gradino con la ruota e cadde rovinosamente per terra ma si rialzò subito e si rimise in piedi. Corse come un fulmine verso l'entrata della scuola, con i cani al seguito.
« Fermi! » gridò Giacomo mettendosi in mezzo.
I cani si fermarono subito, obbedienti e si sedettero fissando Giacomo con curiosità.
Lui si accovacciò, come aveva fatto prima con quel grosso cane e loro lo circondarono scodinzolando e ansimando per la corsa, con la lingua a penzoloni.
« Finalmente un po' di silenzio! » gli sgridò Giacomo.
Mi avvicinai timidamente, mentre degli alunni che erano lì applaudivano e lo lodavano.
« Bravo sei stato un eroe ! » disse una ragazza di fianco a me.
Annuii e mi accovacciai di fianco a lui.
« È vero! Se non ci fossi stato tu, questo povero ragazzo se la sarebbe vista brutta! » dissi fissando negli occhi Andrea.
Lui mi fissò di rimando, sgranando gli occhi come se fossi un'aliena, esattamente come quando mi toglievo il bracciale.
E in effetti…
Mi guardai il polso e mi accorsi con orrore che mi ero dimenticata di portarlo, presa dalla foga del momento me ne ero completamente dimenticata!
Abbassai lo sguardo di colpo e arrossii violentemente.
« Sí, hai proprio ragione. Grazie mille Giacomo! » disse distogliendo per un'attimo lo sguardo dal mio viso per guardarlo con affetto e riconoscenza e lui gli lanciò uno sguardo d'intesa di rimando.
Poi Andrea mi porse una mano e mi sorrise con dolcezza, io lo guardai confusa e gli porsi, un po' incerta, la mano.
Lui mi tirò su con cautela, quasi mi potessi rompere fra le sue mani.
« Tu ti sei fatta male? » mi chiese Giacomo sorridendo.
Oddio, che faccio?
« Ehm... sì, sto benissimo. Grazie...» balbettai.
« Come ti chiami? » chiese Andrea squadrandomi con un sorriso sulle labbra.
Hai fatto colpo, eh? sorrise Fire, fiera.
Rivoglio il mio braccialeeeee!!!!!!!! le strillai
« Ehm… Raf… mi chiamo Raf… » risposi senza guardarlo.
« Stai più attenta la prossima volta! » disse Giacomo ridendo e con una pacca affettuosa sulla spalla mi mise in mano i guinzagli, accarezzandomi dolcemente il dorso della mano. Un brivido mi corse lungo la schiena e alzai gli occhi, ma non la testa.
Mi sentivo carichissima! Come se mi fossi attaccata a una specie di alimentatore.
Come se non bevessi da giorni e finalmente avessi trovato l'acqua.
Spinsi il palmo della mano lungo il suo braccio senza staccargli gli occhi di dosso e involontariamente socchiusi le labbra.
Giacomo chiuse gli occhi e il suo respiro si fece affannoso.
Tutti mi guardavano ipnotizzati ma non dicevano niente, i maschi sorridevano beatamente e le ragazze mi squadravano con uno sguardo indecifrabile.
Staccai la mano, sconvolta, e mi allontanai di qualche passo da Giacomo e Andrea.
Cosa cavolo è successo?
Adesso sembrava mi che fossi appena uscita da un centro di relax, non che avessi corso per per due isolati!
Ero profondamente rilassata.
« Adesso devo… devo andare… » sussurrai con calma.
Giacomo riaprì gli occhi e Andrea mi guardò e annuì, con gli occhi castano chiaro illuminati e con le pupille stranamente dilatate.
Anche Giacomo annuì e mi accorsi che anche lui aveva le pupille dilatate al massimo.
Mi diressi verso una stradina che portava a un vicoletto nascosto e appena svoltai l'angolo feci sparire i cani e trassi un profondo respiro.
Era normale quello che era appena successo? Dopotutto io ero una creatura angelica, giusto?
Mi appoggiai al muro pieno di graffiti e chiusi gli occhi cercando di diradare la nebbia folta che si era creata nella mia mente dopo quello che era successo.
Una risata dolce e profonda mi sorprese, facendomi sussultare e staccare un po' dal muro.
« Brava! » rise un ragazzo dai magnifici occhi ambrati e i capelli morbidi e ondulati.
« Hai fatto aiutare Andrea da Giacomo… » continuò con un sorriso di sfida sulle labbra piene e perfette.
Eravamo a un metro di distanza.
O forse meno.
Tutte le cellule del mio corpo erano ben consapevoli della sua vicinanza ed io le odiavo tutte per questo…
Era in forma terrena e indossava una camicia nera mezza sbottonata che lasciava intravedere il bianco della pelle del suo petto liscio e scolpito, i jean sdruciti erano bassi sui fianchi e sul lato della coscia destra una sottile catena d'argento scuro era attaccata a un passante della cintura e finiva sul passante più indietro.
Al collo portava una catenina simile a quella dei pantaloni, solo con in più un ciondolo a forma di m con le punte appuntite come frecce, sembrava un tridente al contrario.
Un Dio...
Ero di fronte a un Dio… ne ero certa…
Mi sono messa in trappola da sola.
Quel vicolo senza uscita ci nascondeva da tutto e da tutti ed io non ero del tutto sicura di come avrebbe reagito il mio corpo...
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