« Ce l’ho fatta Coks! » gridai agitando un pugno in aria.
Ero al settimo cielo! Non ci potevo ancora credere, non riuscivo a credere di esserci veramente riuscita!
« Ho superato lo stage e adesso torno a casa. »
Volai più veloce che potei verso casa mia, le nuvole sotto di me si alzavano. Formando una nebbiolina bianca che seguiva la mia scia.
« Mamma sarà orgogliosa della mia aureola radiante...» dissi toccandomi l’aureola, che ora brillava d’oro.
Avevo un’enorme sorriso stampato a fuoco in faccia che arrivava da orecchio a orecchio.
Attraversai la strada e aprii il cancello di metallo. Sospirai contenta e volai fino alla porta di casa, attraversando il cortile, con un solo agile movimento.
« Ciao mamma! Sono tornata! » gridai aprendo la porta. Mi guardai attorno ma... era tutto buio. Le luci erano spente e in casa non sembrava esserci anima viva.
« Che strano... non c’è... » dissi passando da una stanza all’altra.
Coks abbassò le antenne abbattuta e si allontanò un po’ da me.
« No, non può essere. Non devi neanche pensarlo.» dissi angosciata. Poi mi venne in mente un’idea.
« Ah, ho capito. E’ uno scherzo giusto ? » dissi battendomi una mano sulla fronte. « Ma certo! Deve essersi nascosta in modo da farmi una sorpresa! » Volai veloce come un fulmine in camera mia.
« Mamma sei qui? » chiesi aprendo la porta.
Ma anche qui non c’era nessuno se non una fitta nebbia viola. Era così densa che tossii violentemente. Poi, pian piano, i polmoni si abituarono e mi permisero di fare qualche passo, finché non raggiunsi il letto. Era tutto sommerso da un buio innaturale, che gettava ombre minacciose e che partivano dai miei amati pupazzi. Facendoli sembrare dei peluche assassini, indemoniati e lugubri.
« Sembra che se ne sia andata sul serio...» mormorai, ma la mia voce aveva qualcosa di sbagliato. Come se non fosse mia.
Coks mi ronzò davanti al viso in modo confortante.
« Perché? Perché lo ha fatto? » sussurrai pianissimo. Così piano che nessun’altro avrebbe potuto sentirmi. Il cuore era un enorme macigno che a ogni battito rischiava di soffocarmi.
Una risata acuta e diabolica mi fece sobbalzare.
« Cominci a capire Raf? » disse una voce. Era un misto di voci basse a acute, sibilanti e profonde. La voce del diavolo.
Alzai di scatto la testa e per poco non svenni.
« Si è stancata di aspettarti e se ne andata via » sibilò.
« E adesso sei sola... » disse continuando a fissarmi imperterrito. Indietreggiai con cautela.
« Nessuno ti vuole vicino Raf! »
Mi tappai le orecchie con il palmo delle mani. « Smettila! Stai zitto, ti prego non voglio ascoltarti! » gridai devastata dal terrore. E un raggio di luce mi accecò per un attimo, prima di sparire nell’aria. Mi guardai attorno confusa, mentre l’orso continuava a sibilare.
« Se ne stanno andando tutti Raf...»
Un flash. Una ragazza coi capelli neri e il viso simile al mio. Un liquido rosso scuro e poi… oscurità.
Le lacrime mi rigavano le guance, i singhiozzi mi toglievano il respiro.
« NO, BASTA! » gridai.
Caddi sul letto e nascosi il viso tra il letto e le braccia.
« Rimarrai sola...! » sussurrò il peluche.
Singhiozzai disperata.
Sentii una vibrazione nell'aria e alzai la testa. Ma c'era qualcosa che non andava.
La sentivo pesante e… sporca. Sporca di un liquido nero e rosso. Sporca di veleno.
Le lenzuola su cui mi ero appoggiata erano macchiate di un liquido scarlatto. Mi passai una mano sulla guancia e mi accorsi che era sporca di nero e rosso scarlatto.
Tutto intorno a me si stava dissolvendo. I mobili, i peluche, i cuscini... tutto.
« Ma… che cosa succede? »
« Quello che ti avevo preannunciato...» disse prima di dissolversi anche lui. Ma questa volta la sua voce era strana, più profonda e roca.
Al posto dell'orsacchiotto adesso c'era un'ombra… più grossa delle altre.
Un ringhio soffocato e riuscii a distinguere un muso e degli occhi. Scarlatti.
Il corpo era completamente avvolto dalle ombre ma il pelo era sporco e ispido e le zanne bianche e minacciose.
Il lupo mi fissò ringhiando, era semi accucciato e quindi non riuscii a vederlo bene.
Ci fissammo per un po', respirando all'unisono. Poi sentii vibrare dentro di me una voce stranissima. Un intruglio di voci maschili e femminili, umani e animali. Un misto di tutte le voci che avevo sentito in vita mia.
« Pensi di poter ignorare ancora per molto la verità? Pensi che io ti lascerò andare? » sibilò.
Cosa?
« Oh mio Dio... » sussurrai terrorizzata « ... ma tu parli... ».
« L'importante è che tu capisca » ringhiò.
Scattò verso di me ed io feci un passo indietro, terrorizzata.
Ma mi sentivo pesante e goffa. Mi guardai il corpo e scoprii che era totalmente sporco di sangue scarlatto e un liquido nero.
Un buco si era formato sotto di me e caddi.
Oscurità attorno a me. Tesi una mano ma nessuno mi aiutò.
« Raf... » chiamava una voce familiare.
Cercai di reagire ma non riuscivo ad aprire gli occhi.
Ero completamente immobilizzata.
Coglionaaa svegliati! si intromise una voce che conoscevo mooolto bene.
Fire!
È ancora qui? Pensavo di averla persa per strada...
No no no no io sono viiiiva e vegeta finché c'è Sulfus! È solo che sono rimasta traumatizzata da quei biiip di visioni di biiiiiip che fai !!!!! strillò Fire isterica.
Ah beh… almeno ha censurato…
« Raf!» adesso la voce era allarmata.
Perciò SVEGLIAAAAA!!!
Aprii gli occhi di scatto e mi misi a sedere.
Cavolo Fire!!!!
« Oh, finalmente ti sei svegliata! » Uriè era inginocchiata di fianco a me con un fazzoletto in mano e Lampo mi svolazzava attorno con aria preoccupata.
Abbassai la testa e sospirai.
« Che c'è ? Hai fatto un brutto sogno? » mi chiese.
La guardai di sottecchi.
Non sapevo bene cosa dirle. Non avevo ancora imparato che, con un'amica, non servono tante parole.
Mi porse il fazzoletto di stoffa viola con i pois bianchi.
La guardai inclinando leggermente la testa da un lato, in modo interrogativo.
« Per asciugarti le guance e gli occhi » rispose sorridendo.
Mi portai istintivamente una mano sulla guancia e mi accorsi che era bagnata.
« Grazie... » mormorai e accettai il fazzoletto.
Mi asciugai e poi lo strinsi forte fra le mani, finché non lo stropicciai tutto.
« Dai vieni con me. » sospirò Uriè prendendomi per mano.
Mi trascinò verso un tavolo bianco e rotondo.
Mi sedetti, tenendo lo sguardo basso.
Lei prese una tazza bianca con dentro del tè verde fumante e si sedette di fianco a me.
« Se non ne vuoi parlare… non importa. » disse bevendone un sorso.
« Só cosa provi... anche a me capita di avere degli incubi, credo che capiti a tutti. » continuò senza staccare gli occhi dalla tazza, se non per lanciarmi occhiate nervose.
Mmh… la cosa era sospetta.
« Uriè, non avrai mica... » lei alzò gli occhi al cielo e mi sorrise.
« Continuavi ad agitarti nel sonno e io non sapevo se svegliarti o no… ma ero curiosa! E quindi... » farfugliò tirando fuori una foto dalla sua DigiDream.
« Hai fatto una foto al mio incubo ? Adesso capisco cosa è stato quel flash. Non ci posso credere! » la sgridai.
Ecco visto? Sorvegliata 24 ore su 24 sussurrò Fire sarcastica e questa volta ero totalmente d'accordo con lei!
«… Uriè, i sogni sono cose private! Credevo che fossimo amiche! »
« Hai tutte le ragioni Raf, non avrei dovuto farlo... Scusami ti prego.» farfugliò dispiaciuta.
Sospirai.
« Va bene ti perdono, fa vedere però.» dissi allungando una mano.
Lei mi porse la foto.
Ritraeva il momento in cui ho scoperto che il mio amato orsacchiotto era diventato una specie di diavolo.
Una mano caffellatte coprì la fotografia.
« È stato solo un brutto sogno! » mi disse sorridendo dolcemente.
« Non preoccuparti passerai lo stage, ne sono certa! »
Mmh... non ne ero così convinta. E non credevo nemmeno che quest'incubo fosse totalmente dovuto alla sfida con Sulfus.
« Temo che non sarà così facile, ricordati che sono io che ho preso una batosta dai Devil...» protestai abbattuta.
« Tranquilla non è così grave! » si intromise qualcuno alle nostre spalle.
« Sapessi quante batoste ho preso io da quei brutti diavolacci! » Continuò venendo verso di noi una Angel coi capelli corti raccolti in una treccia laterale e del colore del mare. Dietro di lei c'era un'altra Angel con dei capelli rosa che assomigliavano tantissimo allo zucchero filato.
« Io sono Micky, piacere! » disse quella coi capelli corti porgendomi una mano.
« ehm... Ciao... » risposi un po' titubante, stringendogliela.
Miss Candyfloss si avvicinò.
« Lei è dolce! » Mi disse Micky indicandola.
Come prego?
Fire ridacchiò.
« Cioè si chiama proprio così, il suo nome è Dolce... » cercò di spiegarci Micky.
« Sono dolce come lo zucchero, come le torte o come le caramelle o il gelato. E sono dolce come il miele, come i bignè...» blaterò Dolce.
« Credo che le nostre amiche abbiano afferrato il concetto... » disse Micky tappandole la bocca con la mano.
Scoppiammo a ridere tutte assieme.
« Oh, finalmente hai sorriso! » ridacchiò Micky mettendomi una mano sulla spalla.
« Io sono Raf e lei è Uriè » le dissi indicandola «… stava ascoltando tutte le mie lagne. ».
Micky mi guardò, incuriosita.
« Raf, se ho capito bene il Devil che ti hanno assegnato è un tipo tosto...»
Oh sì… mooolto tosto. Vero Raf ? Sussurrò Fire facendomi l'occhiolino.
Ma perché devi sempre trovare un doppio senso in qualsiasi frase?
Oh, andiamo. Non venirmi a dire che non ti piace essere stuzzicata così da lui!
Va bene mi è piaciuto ma non perché lo ha fatto lui! ammisi.
Lei sospirò scuotendo la testa. Era seduta scomposta sul suo trono di gemme e seta, un piede era appoggiato sul bracciolo e l'altro era a terra, la schiena era metà sul bracciolo e metà sullo schienale. Si stava mettendo uno smalto che richiamava tantissimo le sue meches viola e blu scuro.
Fire era totalmente diversa da me. Aveva i capelli corti, scalati e del colore dell'ossidiana, arricchita da delle meches sparse qua e là. Gli occhi erano di uno strano rosso vinaccia ed era minuta e magra, come un folletto.
« Si chiama Sulfus e gli piace giocare sporco...» dissi, rispondendo a Micky, senza aggiungere altro.
« Tutti i Devil sono così...» farfugliò Micky contrariata.
« Date retta a me ragazze, questo stage è veramente duro e parecchie Angel non l'hanno superato al primo tentativo. » continuò scuotendo la testa.
Okay, adesso ero veramente allarmata.
« Davvero? Conoscete qualcuno che non ce l'ha fatta? » chiese Uriè preoccupatissima.
« Io sì! » saltò sù Dolce « Eccola, è lei » continuò indicando Micky.
Lei la guarda malissimo e Dolce le sorrise con affetto, rassicurandola.
« Eh già, sono una ripetente... » sussurrò triste « … Ma almeno ho imparato una cosa importante, non bisogna mai perdere la fiducia dopo una sconfitta...» disse rianimandosi un pochino e alzandosi in piedi.
«… Quindi Raf non ti abbattere. Affila le tue ali e fai vedere a Sulfus di che cosa sei capace. » finì uscendo dal Sognatorio.
Poverina.
« So che devo reagire… ma se poi perdo di nuovo? » sospirai.
« Non serve a niente lamentarsi! Piuttosto pensa che ogni volta che sarai in difficoltà potrai contare su di noi, giusto Dolce? » chiese Uriè, stringendomi la mano.
« Ma certo! Ogni volta che sarai in difficoltà chiama e noi arriveremo!» confermò Dolce.
Non ne ero molto convinta...
« Ma dai, non posso chiamarvi tutte le volte che ho un problema! » protestai.
« Beh, non tutte le volte...Ma quando sarai davvero nei guai fatti sentire! Voleremmo subito da te! » rispose prendendomi l'altra mano.
« E questa è una promessa perché adesso siamo Angel Friends forever together! » gridò Dolce prendendo per mano anche Uriè, unendo il cerchio.
Risi di cuore.
« Sto arrivando Sulfus! E più agguerrita che mai! » dissi gettando via il fazzoletto.
SULFUS
Sbadigliai annoiato mentre la Temptel blaterava su qual cosa del tipo “ non fidatevi di nessuno ”.
Cazzo che rottura di coglioni.
Ero comodamente seduto sulla sedia, le gambe sul banco e mi dondolavo all'indietro con le mani incrociate dietro la testa.
Guardavo con aria assente il soffitto.
Non ero l'unico ad annoiarmi comunque.
Kabiria si stava mettendo lo smalto, Kabalè stava ascoltando la musica a tutto volume e Gas… stava sbavando sulla scollatura della prof.
Porca troia che schifo… !
« Avete qualche domanda? » chiese.
Sbadigliai ancora, stiracchiandomi sulla sedia. Ma che cazzo me ne fregava a me!
Ero venuto soltanto per rinfacciare a tutti la mia vittoria per la sfida di ieri. Soprattutto per rinfacciarlo alla Temptel e mettere in chiaro che io ero il migliore.
« Bravo Sulfus, vedo con piacere che ti stai annoiando…» mi lodò la prof. « … e tu Gas, cerca di imparare dal tuo compagno. » disse con un tono che ghiaccerebbe l'inferno.
« Ha tutte le ragioni prof., ma il mio problema è che non riesco a distrarmi quando lei parla. » rispose la palla di lardo.
Mi alzai, con i coglioni rotti e incazzato come una biscia cinese.
« Non se la prenda prof. …» sibilai « … non può avere tutti fuoriclasse. » continuai sedendomi sopra il banco di Gas.
« Megalomane, come sempre. » borbottò Kabiria esaminandosi le unghie.
« Grazie Kabiria, sei gentile...» risposi alzando un piede e appoggiandolo sul bordo del banco. Appoggiai il gomito al ginocchio e mi sporsi leggermente in avanti.
« E tu Kabalè ? Non mi fai neanche un complimento? » le chiesi.
Kabalè stava muovendo leggermente la testa e le spalle a ritmo della musica che stava ascoltando.
Kabiria le diede un gomitata.
« Mmh…? Che c'è ? Mi sono persa qualcosa ? » chiese togliendosi le cuffie.
« L'intera lezione! Ottimo…» rispose la Temptel scrivendo qualcosa sul suo registro.
Kabalè ci guardava curiosa.
« Sulfus ha dimostrato per l'ennesima volta di essere il primo della classe... » le borbottò Kabiria.
« Mmh… spero che volessi dire “ l'ultimo”…» sussurrai con fare cospiratorio « Già, sono sempre il migliore bisogna ammetterlo…».
Kabalè sbuffò.
« Soltanto perché hai sconfitto quella pivellina svampita? » chiese.
Questa volta mi incazzai davvero. Raf era tutto tranne che una pivellina svampita. E a quanto pare era anche calda come l'inferno visto l'effetto che mi ha fatto ieri.
« Il suo nome è Raf. » dissi acido.
« La chiami per nome?» rispose, fingendosi scandalizzata, sedendosi sopra il suo banco, guardandomi incuriosita. Beh, no in realtà…
Merda.
« Bisogna conoscere i propri avversari. Giusto Prof.?» inventai.
« Giustissimo… non avrai iniziato a studiare? » si preoccupò la Temptel.
Studiare? Che cosa vuol dire?
« Naaaaa, non c'è pericolo… » la rassicurai scendendo giù dal banco e dirigendomi verso l'uscita.
« E per quanto riguarda a quell'angioletto… la farò pentire di essere scesa sulla terra! » continuai
« … e ora se volete scusarmi…non ho tempo da perdere.» dissi prima di chiudere la porta.
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