« Arckan… » mormorò pensierosa la professoressa.
L'Angel non disse nulla, si limitò a chiudere la porta della stanza dei ritratti.
Quando i bordi della porta entrarono in contatto, vibrarono e si chiusero con un fascio di luce dorato, le maniglie sparirono.
« Secondo te è veramente la cosa giusta? » chiese attorcigliandosi
nervosamente una ciocca di capelli lisci e viola-rossicci attorno al
dito.
Arckan si girò e iniziò a camminare verso le scale che portavano fuori dal piccolo corridoio.
Temptel sospirò infastidita ma lo seguì a qualche passo di distanza.
« Insomma… non potevamo semplicemente mandarli in un'altra scuola? » chiese di nuovo.
Dopo un attimo di silenzio alla fine Arckan sembrò arrendersi, e con un
sospiro stanco disse: « Se lo avessimo fatto non avremmo risolto molto.
».
Temptel aggrottò la fronte, confusa.
« Perché? »
Arckan sospirò ancora, scuotendo un po' la testa.
« Sempre tutto io ti devo spiegare! » si lamentò.
La Temptel strinse i pugni e ribatté con un: « Ma come osi sottospecie di frigido! ».
Arckan stranamente ignorò l'insulto.
« Perché se Lei è riuscita a trovarli in questa scuola cosa ti dice che non potrà trovarli in un'altra? »
Temptel questa volta non replicò, incrociò le braccia al petto e con lo sguardo al pavimento rimuginò ancora un po'.
« D'accordo però… addirittura mandarli nel Domum… ! » protestò alzando un po' di più la voce.
« Pochi demoni o angeli che siano, sono riusciti a superarlo! Vuoi
davvero mandarli assieme ai Praesidium, agli Eligiti e ai Meriteori? Sei
serio? Non durerebbero nemmeno una settimana! » strillò lei.
« Abbassa la voce c'è chi sta ancora dormendo sai. » replicò calmo Arckan.
« Un corno! » urlò Temptel puntando i piedi e mettendo il broncio come una bambina.
« Temptel… » la riprese severamente.
« … loro sono diversi… lo sai molto bene. E a quanto pare non siamo gli unici a saperlo. » disse.
« Loro sono sicuramente più forti degli altri stagisti, l'ho capito
subito appena gli ho visti assieme. Però non potremmo semplicemente dire
alle alte e basse sfere quello che abbiamo scoperto? Non possiamo
dirgli che qualcuno sta manovrando contro Raf e Sulfus?» chiese lei un
po' imbronciata.
« Se lo facessimo gli rinchiuderebbero ancora, esattamente come fecero in passato… » ribatté lui seccamente.
« Okay ma che cosa ti fa pensare che supereranno il test? O addirittura l'iniziazione! ».
Arckan sorrise.
« Chiamalo pure intuito… e adesso chiama immediatamente il ragazzo. Io mi occupo di Raf.»
SULFUS
Una scossa mi percorse la schiena paralizzandomi, avvolgendomi le ali e
facendomi provare un dolore atroce ma non osai emettere un suono.
Strinsi forte i pugni quando sentii delle lacrime inumidirmi gli occhi
ma, anche se erano solo lucciconi dovuti al sistema nervoso, non permisi
a quelle lacrime di fuoriuscire.
Le convulsioni mi presero le ali fino a quando non le sentii più.
Credetti che me le avessero spaccate, ma dopo un'occhiata frettolosa
conclusi che erano ancora intatte più o meno…
Cercai di alzarmi facendomi leva con le braccia ma delle scosse ai muscoli contratti mi avvertirono di non muovermi…
Feci un respiro profondo e, dando prima un'ultima occhiata all'ombra
delle mie ali, chiusi gli occhi in attesa che il dolore passasse.
I demoni non facevano mai vedere le proprie ali… mai.
Non era una regola imposta dalle basse sfere o da altro ma era semplicemente una nostra vergogna.
Le ali ci ricordavano i tempi in cui il nostro creatore stava assieme al suo nemico.
Gli tagliarono le ali, questo è vero, ma il ricordo di quelle ali lo
avevamo ereditato tutti… anche se le nostre erano molto diverse da
quelle degli angeli.
Per nasconderle le avvolgiamo con una specie di barriera che le rende invisibili agli altri.
Le mie non ricordo nemmeno di che colore fossero ne tanto meno come fossero fatte… ne mi importava comunque…
Basilisco strisciò via dal mio braccio cercando almeno un po' di recarmi sollievo ma non c'era nulla da fare.
Certi dolori passavano solo con il tempo… esattamente come la stella che mi ero procurato toccando per la prima volta Raf…
Sospirai e cercai almeno un po' di mettermi in una posizione più comoda.
Sapevo che sarebbe finita così… lo sapevo eppure non ho voluto fermarmi lo stesso.
Sarà stata la vicinanza di lei oppure il fatto che vicino al mare sembrava ancora più bella.
Perché, diciamocelo pure cazzo, non potevo dire assolutamente che era brutta perché sarebbe stata una vera e propria bestemmia.
Ma c'era qualcosa di strano nella sua bellezza… come se fosse semplicemente… troppo.
In tutti i sensi…
La voce, gli occhi, il corpo… tutto di lei gridava sensualità e
perfezione. In netto contrasto con il suo carattere altruista, modesto e
coraggioso.
Le convulsioni si diradarono e il bruciore alla colonna vertebrale e alle ali si calmò fino a spegnersi completamente.
Però era strano… c'era qualcosa che non quadrava…
I prof non ci stavano dicendo tutto.
Quando mi materializzai davanti alla Temptel all'inizio non mi aveva detto nulla.
Sembrava solamente impegnata in non so quale riflessione dandomi delle occhiate di sbieco di tanto in tanto.
Camminava nervosamente avanti e indietro con un ticchettio continuo grazie ai tacchi dei sandali.
Io non avevo detto nulla, mi ero appoggiato a un banco lì vicino, le
braccia conserte e gli occhi che seguivano l'avanti e indietro nervoso
della professoressa.
Non avevo nulla da dire.
Secondo la mia mentalità non avevo fatto nulla di male. Ma a quanto pare
la prof non sembrava dello stesso parere perché si fermò
improvvisamente davanti a me come se si fosse ricordata solo ora di quel
che avevo fatto e con uno sguardo che avrebbe potuto gelare l'inferno
sibilò: « Ma sei diventato matto! ».
Non mi scomposi.
La fissai con un espressione neutra, il corpo rilassato senza un briciolo di tensione.
Visto che non rispondevo chiese: « Si può sapere cosa ci facevi con quella… quella… ».
Sembrava in difficoltà con le parole da quanto era incazzata.
«… Angel! » sputò infine.
E lo disse con tale enfasi da farla sembrare una parolaccia.
Di nuovo non proferii parola, mi limitai a scuotere la spalle con aria assente.
Temptel sbuffò così pesantemente da farlo sembrare quasi un ringhio e riprese l'andirivieni di prima.
« Come…! Come è possibile? » mormorò frustrata e dopo un po' smise di camminare, il viso illuminato.
« Prima stanno male due stagisti… e poi anche Gas e l'altra Angel…
sembra quasi… » sussurrò talmente piano che credetti di essermelo
immaginato.
Alla fine annuì con un grugnito deciso e si affrettò a correre verso l'uscita dell'aula.
Mi aveva liquidato dicendo bruscamente: « Fila subito in camera tua e
rimanici! Devo dire una cosa molto importante al professor Arckan. ».
Non avendo voglia di avere altre rogne ho fatto come mi aveva chiesto.
Ma c'era qualcosa che decisamente non mi convinceva…
Che cosa doveva dire la Temptel ad Arckan?
Dei pugni leggeri sulla porta di legno della mia camera interruppero i miei pensieri.
Girai la testa proprio quando la professoressa aprì la porta con calma.
Com'è che si diceva?
Ah sì… parlando del diavolo…
« Prof ma che…? » sussurrai cercando di alzarmi e mettermi seduto, la
scossa mi aveva indebolito molto ma mi stavo riprendendo bene.
« Ssh zitto! » sibilò lei prendendomi per un braccio e facendomi alzare a forza.
Corse velocemente verso la porta, la chiuse a chiave e infine incominciò
ad aprire gli armadi e a rovesciare i vestiti sul letto.
Di tutto mi aspettavo… DI TUTTO.
Tranne questo.
« Prof ma che cazzo fa? » le sibilai di rimando.
Stava cercando qualcosa?
Ma che cosa?
« Devi andartene. » disse categorica e prese un borsone dove scaricò tutti i miei vestiti.
Cosa?
« Cosa? » chiesi preso in contropiede.
Mi ignorò, frugò ancora in tutti i vari cassetti e ci mise tutto quello
che era mio. Infine chiuse la zip con uno strattone e si caricò il
borsone in spalla.
Mi afferrò un braccio e con una spinta mi obbligò a seguirla.
Mi liberai immediatamente dalla sua presa e la guardai in cagnesco.
« Porca troia prof! Mi vuole spiegare cosa cazzo sta succedendo!?!?! »
urlai quasi afferrandola per un braccio e stringendolo così forte che
ebbi paura che si spezzasse.
« Adesso ascoltami bene… e abbassa quella cazzo di voce. » mormorò ma non c'era furia nella sua voce, solo calma.
La guardai negli occhi per cercare di capire cosa aveva in mente e fui costretto ad abbassare la testa.
La prof era di qualche centimetro più bassa di me nonostante i tacchi e la sua età.
« C'è qualcuno che vi sta tenendo d'occhio okay? Non sappiamo con
esattezza chi sia ma sta tramando qualcosa contro di voi va bene? Hai
afferrato il concetto ora? » sibilò e mi infilò le unghie nel polso
facendomi lasciare la presa.
Aveva dei lividi violacei che spuntavano sfacciatamente sulla pelle diafana.
Si esaminò il braccio con le labbra dipinte di blu scuro serrate in una
linea severa, le rughe sulla fronte sembravano più pronunciate grazie al
cipiglio.
« Dovresti controllarli questi scatti d'ira. » disse infine.
Lunatica.
« Gli scatti non mi verrebbero se qualcuno non mi avesse afferrato,
spogliato la camera e poi buttato fuori dalla scuola! » ringhiai.
Temptel socchiuse leggermente gli occhi con aria minacciosa e con uno scatto del polso fece girare la chiave e aprì la porta.
« Non penso che tu abbia altra scelta. »
Mi spinse fuori dalla camera e la richiuse dietro di sé.
« Seguimi. »
Mi mise una mano sulla spalla e mi sospinse andando verso il corridoio che portava all'uscita.
E guardando tutte le camere dei Devil sfilarmi davanti il mio pensiero corse di nuovo a Raf.
Cosa avrebbe fatto lei se io me ne fossi andato?
Un nodo mi si formò sul petto chiudendomi la gola e lasciandomi l'amaro in bocca.
Volevo rivederla ancora… un'ultima volta prima di andarmene…
Ma dando un'occhiata veloce alla prof sapevo che non me lo avrebbe mai permesso.
Cacciai le mani in tasca e strinsi forte il suo braccialetto nel pugno.
Così forte che l'argento mi incise la pelle.
« E ricorda bene una cosa. » disse mentre camminavamo cercando di non far rumore.
« Tu qui non ci sei mai stato, è chiaro? » chiese.
Aprì la porta dell'uscita e iniziò a scendere velocemente le scale.
Si fermò un attimo e mi guardò dritto negli occhi.
« Hai capito? » ripeté.
« Sì, ho capito. » risposi seccamente.
La prof si girò e facendo un cerchio in aria con il braccio creò un cerchio di fuoco nero.
Non seppi cosa stesse facendo finché non lo fece.
Buttò il borsone nel fuoco bruciandolo.
« Ma che… » iniziai furioso.
« Fidati. » mi interruppe lei con un ghigno.
« Nel posto in cui stai andando non ne avrai alcun bisogno.»
RAF
Fui svegliata da un lieve bussare sulla porta della mia stanza.
Wow… non mi ero nemmeno accorta di essermi addormentata…
Ma a quanto pare era più un dormiveglia perché altrimenti un suono così lieve non lo avrei nemmeno notato.
La scossa deve avermi distrutta momentaneamente.
Bussarono ancora ed io mi schiarii la voce mettendomi su a sedere.
Mi raccolsi i capelli sulla nuca cercando di domarli almeno un po' e gli
legai con un elastico che portavo al polso a mo' di bracciale.
Forse era Uriè… oppure Micky o Dolce.
Mi guardai attorno e notai che il maglione di “ tu sai chi ” era ancora sul mio letto.
Arrossii di colpo e mi guardai attorno per cercare un posto decente dove nasconderlo.
Alla fine decisi che era meglio legarmelo in vita.
Nessuno avrebbe notato che non era mio in quel modo.
« Avanti! » dissi con voce incerta.
La porta si aprì delicatamente e la sagoma del professore mi apparve davanti.
Cosa caspita ci faceva lui qui?
Mi sentii a disagio e non riuscii a non abbassare lo sguardo.
Era strano avere un professore nella propria camera. Mi dava come
l'impressione di essere sottoposta a un controllo per poi essere
valutata anche solo con un occhiata.
« Prof che cosa ci fa lei qui? » domandai cercando di celare con la curiosità il mio disagio e la mia irritazione.
Il prof entrò e si chiuse la porta alle spalle.
« Sono qua per dirti che ti devi preparare. Stasera dovrai partire. Non
dovrai portare niente di quel che hai, le tue cose verranno radunate e
riportate a casa. » mi disse il professore delicatamente e con calma si
sedette di fianco a me.
Le piume delle sue ali mi sfiorarono dolcemente il braccio in una carezza rassicurante, quasi paterna.
Deglutii, la gola completamente arida.
Sono stata espulsa?
Davvero?
« C-Cosa… » balbettai con il respiro accelerato sentivo già le lacrime premere per venire fuori.
Feci un respiro profondo per calmarmi.
« Devo tornare a casa? » chiesi con la voce un po' tremante.
Il prof si aggiustò i piccoli occhialetti dorati un gesto che, ormai avevo imparato, esprimeva il suo nervosismo.
« No Raf, non tornerai a casa. Ma andrai semplicemente in un'altra
scuola un po'… particolare. » disse alzandosi e tendendomi una mano per
invitarmi ad alzarmi.
La afferrai.
« Un'altra scuola? » chiesi mentre il prof mi aiutava ad alzarmi.
Annuì.
Ma perché? Perché un'altra scuola?
« Ma perché cosa c'è che non va? »
Il prof mi strinse un po' la mano e aprì la porta della camera.
« Perché c'è qualcosa che si muove attorno a te… non sappiamo chi sia ma
ci è venuto il dubbio di una possibile minaccia da quando ti sei
sentita male. E la giornata di oggi e il mio settimo senso me ne hanno
dato la conferma.
C'è qualcuno che ti tiene d'occhio e che vi vuole fare del male anche se
non sappiamo con esattezza chi sia. » mi spiegò mentre, subito dopo
essere usciti dalla mia camera, iniziammo a camminare verso un
corridoio.
Il prof aveva chiuso la stanza a chiave.
Strano…
Non dissi nulla cercai solo di ragionare… di far mente locale ma…
Passammo davanti alla porta della camera dove riposavano Dolce, Micky e Uriè.
Cosa avrei fatto senza di loro?
Gli sarei mancata? Mi avrebbero cercata?
E… e il terreno chi lo avrebbe custodito?
« E il mio terreno prof? E…? » mi trattenni in tempo prima di dire "Sulfus".
Lui per fortuna finì la frase a modo suo.
« Sei stata divisa da quel terreno e dalla scuola, ovviamente. I tuoi
voti sono stati cancellati dal registro, i tuoi dati anche. » rispose « E
mi dispiace tantissimo per questo ma non potrai più rivedere le tue
amiche Raf. » continuò con un tono più morbido.
Cosa?!?
Perché?!?!?!
« Perché? » gridai quasi.
Il prof si mise un dito sulle labbra per dirmi di abbassare la voce.
« Perché tu qua non ci sei mai stata okay? Non devi dire a nessuno da
dove vieni va bene? » mormorò aprendo una porta fino a ritrovarci nel
retro della scuola.
Allora si fermò e sembrò fare un respiro profondo per riprendere fiato.
Mi mise le mani sulle spalle con delicatezza e si chinò un po' per guardarmi dritta negli occhi.
I miei erano lucidi.
« Andrà tutto bene, d'accordo? Sei forte Raf ce la farai…» cercò di rassicurarmi.
Non ce la feci, in quel momento non ci riuscii… avevo bisogno di conforto.
Quando si raddrizzò lo abbracciai, la tunica bianca era morbida a contatto con la pelle e il profumo mi era familiare.
Arckan non sembrò sorpreso da questo slancio, anzi, mi circondò le
spalle con le braccia a mi accarezzò piano la nuca con aria paterna.
Checché ne dicevamo alla fine il prof era molto comprensivo e sapeva quando essere severo e quando gentile.
Come in quel momento ad esempio.
Tirai su col naso e mi staccai, lo sguardo basso. Mi asciugai un paio di
lacrime che erano sfuggite con le dita e feci un sospiro tremante.
« Raf sii forte. » mi ribadì Arckan.
« E so che lo sarai. Con tutto quello che ci hanno raccontato e che hai patito in passato… non puoi non esserlo… » sospirò.
Cosa?
Di che cosa stava parlando?
E Sulfus?
Lui sarebbe rimasto qui?
L'amaro mi inondò la bocca assieme a un mucchio di emozioni.
Alcune di queste erano paura, panico, dolore e tante altre che non seppi
definire con esattezza ma che mi chiusero la gola e mi colpirono il
cuore con violenza.
Unii le mani in grembo e strinsi forte un lembo della sua felpa che avevo in vita.
Dio… che cosa mi sarebbe successo?
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