sabato 26 luglio 2014

Capitolo 7 - Too close

Il principale scopo nella vita è aiutare gli altri e se non puoi aiutarli, Almeno non ferirli… - Dalai Lama
 
 
Kabalè lo guardò andare via, incuriosita.
« Mmh… ha qualcosa che non mi convince...» disse a Kabiria « … ultimamente mi sembra un po' strano e mi chiedo come mai indossi quel guanto… insomma non è nel suo stile.» continuò.
Kabiria annuì « Già, stavo pensando esattamente la stessa cosa. »

Sulfus 
Uscii dalla classe, non avevo più niente da dire a quelle tre stronze figlie di puttana.
Mi avevano veramente rotto le palle.
Ma come cazzo si permettevano di mettere in dubbio la mia superiorità dicendo che Raf era una pivellina svampita!
La stella iniziò a bruciarmi, per la centesima volta quel giorno.
Mi tolsi delicatamente il guanto nero che avevo trovato rovistando nel mio armadio.
La stella non era neanche sbiadita, era sempre lì. Rossa e piena in mezzo al bianco della mia pelle.
Merda.

« Cazzo… non se ne va'… » sussurrai infuriato.
« Chi ? Io? » mi chiese una voce cristallina, che conoscevo benissimo.
Alzai gli occhi.
Era Raf.
Ecco ci mancava solo lei.
« Ma come? Se sono appena arrivata! Non avrai creduto di esserti già liberato di me, vero? » continuò ciondolando la testa da un lato, scoprendo il collo.
Mmh…
Mi avvicinai piano.
« No, non lo direi mai…» dissi mettendomi dietro di lei.
Non sapevo bene, cosa stavo facendo. Ma mi era piaciuto il modo in cui aveva reagito l'ultima volta.
« Perché… io adoro vederti perdere.» le sussurrai all'orecchio.
Lei sussultò e girò la testa, le nostre labbra di nuovo vicinissime.
Smise di respirare, ed io serrai la mascella.
Cazzo.
« Ma… mi piace ancora di più… » continuai prendendola per la vita, stando attento a non toccarle la pelle.
Lei si leccò le labbra e arrossì, aveva gli occhi socchiusi e il respiro affannato, appoggiò la nuca sulla mia spalla ma non le permisi di toccarmi realmente, un'erezione decisamente sconveniente mi fece scappare un verso a metà tra un ringhio e un gemito.
Ti voglio.
Qui.
Adesso.
Scesi sul suo collo, le labbra a un millimetro dalla sua pelle e cercai di trattenere un'altro gemito, aveva un profumo buonissimo.
Cazzo come mi tira… pulsa come un dannato figlio di puttana.
Basta!
«… vederti arrabbiata. » conclusi staccandomi.
Lo so, sono una canaglia.
Lei si girò e mi guardò stordita, aveva le pupille completamente dilatate e le guance accese di rosso.
Lentamente la sua espressione cambiò da “ toccami ti prego ” a “Ma vaffanculo brutto stronzo!”.
Sentii montare una profonda ondata di divertimento.
« Se… se è una lezione che vuoi te la darò subito! » balbettò lei.
Mmh…
Angelo, che lezioni vorresti darmi ?
No perché altrimenti vengo qui, nel corridoio.
E il bello è che mi stai eccitando senza neanche toccarmi!
La campanella interruppe i miei assurdi pensieri erotici.
« Mi spiace Angelo ma le lezioni sono finite. » dissi ironicamente, dando un'altro significato alla frase che aveva detto, non quella che avevo pensato realmente ma…
La rabbia le accentuò il rossore sulle guance, mi divertivo troppo a vedere quella fiamma accendersi nei suoi occhi e per lei non doveva di certo essere una cosa abituale, e la cosa mi piaceva.
Godevo, sapendo che riuscivo solo io a farle quell'effetto.


§ Raf

« Bravo Giacomo, bel tuffo! » sghignazzò una sottospecie di ragazzo-cadavere coi capelli lunghi e nero-bluastri spingendo un ragazzino coi capelli rossi e gli occhiali nell'acqua della fontana.
« Dovresti andare alle Olimpiadi! » disse un'altra fotocopia del ragazzo di prima solo moolto più grassa e con un collare con le borchie al collo.
« Spiritosi…! » borbottò Giacomo esaminandosi gli occhiali per vedere se c'erano danni.
Il ragazzo-cadavere diede una gomitata al Ciccio-cadavere-fotocopia e fece un passo avanti.
« Ehi, guarda che Gianni ha ragione! » disse spingendolo di nuovo in acqua.
« Allenati! »
Giovanni si massaggiò la schiena, imbronciato.
Oh mio Dio ma che cavolo…
Sono degli stronzi, hai problemi? disse Fire guardandoli dall'alto in basso.
Che Snob.
Io no! Ma quelli lì ne hanno tanti di problemi ! le risposi guardandoli anch'io perplessa.
Sulfus sghignazzò divertito.
Che stro… ehmm… imbecille!
« Ma sono tre contro uno! Non è giusto! » dissi io contrariata.
Sulfus mi fissò per un po' e poi mi fece un sorriso malizioso.
« E che cosa vuoi fare? » mi chiese « Vuoi fargli una bella multa, Raf?».
Mi imbronciai e mi allontanai da quel…
Figlio di puttana! mi  interruppe divertita Fire battendo le mani come una bambina.
Volevo dire buono a nulla ma… va bene anche così.
 Andrea era lì vicino e stava venendo verso di noi.
« Ecco Andrea! Darà lui una mano a quel poveretto! » dissi indicandolo.
Sulfus mi si avvicinò da dietro ed io gli lanciai un'occhiata di sottecchi, visto quel che mi aveva combinato prima…
Fire gemette e si strusciò sul letto, muovendo i fianchi come se stesse scopando.
Già, quello sì che è stato eccitante.
Vero? chiese con gli occhi che le brillavano.
« Voglio proprio vedere! » disse Sulfus incrociando le braccia sul petto.
« Andrea! Diamo noi una lezione a questi tre vigliacchi! » lo chiamò Giacomo sorridendo fiducioso.
« Non crearti illusioni. Nessuno si metterà contro di noi... nessuno.» disse Ciccio-cadavere scoccando un'occhiataccia ad Andrea.
Lui fece un passo indietro e guardò Giovanni con aria di scuse.
No…
« Ecco, io…» balbettò abbassando la testa.
« Ma… Andrea… credevo che fossimo amici! » sussurrò Giovanni deluso.
« Forza Andrea! » lo incitai.
Lui sbuffò e tirò dritto per la sua strada.
« Devo andare… scusami. » disse mettendosi le mani in tasca e voltandogli le spalle se ne andò.

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